TANIA FRISANI

Water drops, matita e soft pastel su carta semi ruvida, cm 30×42

Nell’opera Water drops, l’artista costruisce un ritratto che si impone allo sguardo per la sua potente dualità, trasformando il volto in un campo di tensione tra controllo formale e dissoluzione emotiva. La figura femminile, frontalmente impostata, viene divisa da un asse verticale netto che non è solo elemento compositivo, ma dispositivo simbolico di scissione e confronto. La composizione si fonda su questa dicotomia strutturale: la metà sinistra, resa con precisione grafica e morbide modulazioni chiaroscurali, restituisce un’immagine stabile, quasi idealizzata; la metà destra, invece, si frantuma sotto l’effetto delle colature e delle gocce, che deformano e alterano la percezione del volto. Questo contrasto genera una tensione visiva che si traduce in una riflessione sulla fragilità dell’identità. La gamma cromatica, ridotta a tonalità calde e neutre, rafforza l’unità dell’immagine pur nella sua divisione interna. Il segno, preciso e controllato nella parte integra, si fa più libero e materico nella porzione alterata, dove le gocce diventano elementi attivi, capaci di trasformare la superficie in un luogo di perdita e trasformazione. Particolarmente significativa è la resa dello sguardo: mentre un occhio appare nitido e definito, l’altro si perde dietro il velo liquido, come se la visione stessa fosse compromessa. Le lacrime, o le tracce d’acqua, non sono semplici dettagli realistici, ma segni che introducono una dimensione emotiva intensa e trattenuta. Water drops si configura così come una meditazione sulla duplicità dell’essere, sul confine sottile tra apparenza e vulnerabilità. Un’opera che mette in scena la tensione tra ciò che si mostra e ciò che si disgrega, invitando lo spettatore a confrontarsi con la complessità e la precarietà dell’identità umana.

Sandro Serradifalco

Nell’opera Water drops, l’artista costruisce un ritratto che si impone allo sguardo per la sua potente dualità, trasformando il volto in un campo di tensione tra controllo formale e dissoluzione emotiva. La figura femminile, frontalmente impostata, viene divisa da un asse verticale netto che non è solo elemento compositivo, ma dispositivo simbolico di scissione e confronto. La composizione si fonda su questa dicotomia strutturale: la metà sinistra, resa con precisione grafica e morbide modulazioni chiaroscurali, restituisce un’immagine stabile, quasi idealizzata; la metà destra, invece, si frantuma sotto l’effetto delle colature e delle gocce, che deformano e alterano la percezione del volto. Questo contrasto genera una tensione visiva che si traduce in una riflessione sulla fragilità dell’identità. La gamma cromatica, ridotta a tonalità calde e neutre, rafforza l’unità dell’immagine pur nella sua divisione interna. Il segno, preciso e controllato nella parte integra, si fa più libero e materico nella porzione alterata, dove le gocce diventano elementi attivi, capaci di trasformare la superficie in un luogo di perdita e trasformazione. Particolarmente significativa è la resa dello sguardo: mentre un occhio appare nitido e definito, l’altro si perde dietro il velo liquido, come se la visione stessa fosse compromessa. Le lacrime, o le tracce d’acqua, non sono semplici dettagli realistici, ma segni che introducono una dimensione emotiva intensa e trattenuta. Water drops si configura così come una meditazione sulla duplicità dell’essere, sul confine sottile tra apparenza e vulnerabilità. Un’opera che mette in scena la tensione tra ciò che si mostra e ciò che si disgrega, invitando lo spettatore a confrontarsi con la complessità e la precarietà dell’identità umana.

Sandro Serradifalco

TANIA FRISANI

Water drops, matita e soft pastel su carta semi ruvida, cm 30×42