SERENA SABBATINO

Isola delle conchiglie, olio su tela, cm 30×40
In Isola delle conchiglie, l’immagine si offre come una visione sospesa tra paesaggio e dimensione interiore, dove gli elementi naturali vengono trasfigurati in segni evocativi più che descrittivi. Al centro della composizione, una struttura fragile e luminosa — quasi una scala o un approdo — si staglia su uno spazio cromatico fluido, assumendo il valore di soglia simbolica: un passaggio, una possibilità di ascesa o di immersione. Il contesto che la circonda è costruito attraverso una pittura libera, stratificata, in cui il colore non delimita ma suggerisce. I blu profondi e avvolgenti dialogano con verdi e terre calde, mentre piccoli accenti rossastri punteggiano la superficie come presenze organiche, evocando conchiglie, residui, tracce di vita. La materia pittorica si muove in un andamento curvilineo, quasi vorticoso, come se l’intera scena fosse attraversata da una corrente invisibile. Ciò che emerge con forza è la tensione tra stabilità e dissoluzione: la struttura centrale appare insieme solida e precaria, costruita con un segno che non cerca precisione ma intensità. Non è una scala “reale”, ma un archetipo, un’immagine mentale che si forma e si dissolve nello stesso tempo. L’isola, più che un luogo geografico, diventa uno spazio della coscienza, un approdo interiore disseminato di frammenti e memorie. Le conchiglie, sparse come reliquie lungo il suolo, suggeriscono un tempo sedimentato, una stratificazione di esperienze che affiorano in forma simbolica. L’opera si configura così come un invito alla contemplazione: non si tratta di “leggere” l’immagine, ma di attraversarla, lasciandosi guidare da un linguaggio pittorico che privilegia la suggestione, la vibrazione e l’ambiguità come strumenti di conoscenza sensibile.
Sandro Serradifalco
In Isola delle conchiglie, l’immagine si offre come una visione sospesa tra paesaggio e dimensione interiore, dove gli elementi naturali vengono trasfigurati in segni evocativi più che descrittivi. Al centro della composizione, una struttura fragile e luminosa — quasi una scala o un approdo — si staglia su uno spazio cromatico fluido, assumendo il valore di soglia simbolica: un passaggio, una possibilità di ascesa o di immersione. Il contesto che la circonda è costruito attraverso una pittura libera, stratificata, in cui il colore non delimita ma suggerisce. I blu profondi e avvolgenti dialogano con verdi e terre calde, mentre piccoli accenti rossastri punteggiano la superficie come presenze organiche, evocando conchiglie, residui, tracce di vita. La materia pittorica si muove in un andamento curvilineo, quasi vorticoso, come se l’intera scena fosse attraversata da una corrente invisibile. Ciò che emerge con forza è la tensione tra stabilità e dissoluzione: la struttura centrale appare insieme solida e precaria, costruita con un segno che non cerca precisione ma intensità. Non è una scala “reale”, ma un archetipo, un’immagine mentale che si forma e si dissolve nello stesso tempo. L’isola, più che un luogo geografico, diventa uno spazio della coscienza, un approdo interiore disseminato di frammenti e memorie. Le conchiglie, sparse come reliquie lungo il suolo, suggeriscono un tempo sedimentato, una stratificazione di esperienze che affiorano in forma simbolica. L’opera si configura così come un invito alla contemplazione: non si tratta di “leggere” l’immagine, ma di attraversarla, lasciandosi guidare da un linguaggio pittorico che privilegia la suggestione, la vibrazione e l’ambiguità come strumenti di conoscenza sensibile.
Sandro Serradifalco
SERENA SABBATINO

Isola delle conchiglie, olio su tela, cm 30×40