SERENA CASALI

“Acquatica 1 e 2”, semirefrattario e ceramica Raku, cm 50x30x35

Nell’opera “Acquatica 1 e 2” Serena Casali costruisce una forma scultorea che si colloca in equilibrio tra corporeità e metamorfosi materica. Il busto femminile, privo di volto e arti, emerge come una presenza essenziale e simbolica, una sintesi plastica della figura umana che si offre allo sguardo non come rappresentazione anatomica, ma come territorio di trasformazione. La scelta del semirefrattario e della ceramica Raku conferisce alla superficie una qualità vibrante e imprevedibile: le screpolature, le ossidazioni e le colature cromatiche diventano parte integrante del linguaggio espressivo dell’opera, evocando processi naturali di sedimentazione, erosione e mutamento. Le tonalità verdi e terrose che attraversano il corpo scultoreo richiamano immediatamente l’elemento acquatico suggerito dal titolo. Le tracce cromatiche sembrano scorrere lungo la materia come alghe, correnti o depositi minerali, trasformando il busto in una sorta di paesaggio organico, quasi fosse una forma emersa da un fondale primordiale. In questa prospettiva la figura femminile perde la propria dimensione individuale per diventare archetipo, simbolo di generazione e di continuità vitale. Il trattamento della superficie, segnato da crepe e tensioni materiche tipiche della tecnica Raku, amplifica il dialogo tra controllo e casualità: il fuoco e l’aria partecipano al processo creativo lasciando impronte imprevedibili che rendono ogni opera irripetibile. La materia appare così viva, attraversata da tracce di energia che raccontano il passaggio degli elementi. Anche la scelta compositiva del busto accentua questa dimensione simbolica: l’assenza del volto sottrae all’opera ogni riferimento individuale, permettendo allo spettatore di proiettare sulla forma un significato più universale. Il corpo diventa così luogo di memoria e di trasformazione, una superficie su cui il tempo, la materia e l’elemento naturale si incontrano. “Acquatica 1 e 2” si configura quindi come una scultura in cui il linguaggio ceramico supera la dimensione decorativa per diventare racconto materico. Serena Casali mette in scena un dialogo profondo tra corpo e natura, tra forma e processo, restituendo un’immagine in cui la fragilità della materia si trasforma in forza espressiva e poetica.

Sandro Serradifalco

Nell’opera “Acquatica 1 e 2” Serena Casali costruisce una forma scultorea che si colloca in equilibrio tra corporeità e metamorfosi materica. Il busto femminile, privo di volto e arti, emerge come una presenza essenziale e simbolica, una sintesi plastica della figura umana che si offre allo sguardo non come rappresentazione anatomica, ma come territorio di trasformazione. La scelta del semirefrattario e della ceramica Raku conferisce alla superficie una qualità vibrante e imprevedibile: le screpolature, le ossidazioni e le colature cromatiche diventano parte integrante del linguaggio espressivo dell’opera, evocando processi naturali di sedimentazione, erosione e mutamento. Le tonalità verdi e terrose che attraversano il corpo scultoreo richiamano immediatamente l’elemento acquatico suggerito dal titolo. Le tracce cromatiche sembrano scorrere lungo la materia come alghe, correnti o depositi minerali, trasformando il busto in una sorta di paesaggio organico, quasi fosse una forma emersa da un fondale primordiale. In questa prospettiva la figura femminile perde la propria dimensione individuale per diventare archetipo, simbolo di generazione e di continuità vitale. Il trattamento della superficie, segnato da crepe e tensioni materiche tipiche della tecnica Raku, amplifica il dialogo tra controllo e casualità: il fuoco e l’aria partecipano al processo creativo lasciando impronte imprevedibili che rendono ogni opera irripetibile. La materia appare così viva, attraversata da tracce di energia che raccontano il passaggio degli elementi. Anche la scelta compositiva del busto accentua questa dimensione simbolica: l’assenza del volto sottrae all’opera ogni riferimento individuale, permettendo allo spettatore di proiettare sulla forma un significato più universale. Il corpo diventa così luogo di memoria e di trasformazione, una superficie su cui il tempo, la materia e l’elemento naturale si incontrano. “Acquatica 1 e 2” si configura quindi come una scultura in cui il linguaggio ceramico supera la dimensione decorativa per diventare racconto materico. Serena Casali mette in scena un dialogo profondo tra corpo e natura, tra forma e processo, restituendo un’immagine in cui la fragilità della materia si trasforma in forza espressiva e poetica.

Sandro Serradifalco

SERENA CASALI

“Acquatica 1 e 2”, semirefrattario e ceramica Raku, cm 50x30x35