ROSARIO OLIVA

Low tide in my memory, acrilico su tela, cm 90×90

Nell’opera Low Tide in My Memory, l’artista costruisce un paesaggio che si configura come luogo mentale prima ancora che fisico, in cui la dimensione del ricordo si intreccia a una percezione frammentata e instabile dello spazio. La scena, apparentemente riconducibile a un contesto costiero, viene attraversata da una tensione materica che ne altera la leggibilità, trasformandola in una visione sospesa tra realtà e memoria. La composizione si sviluppa secondo un andamento diagonale che conduce lo sguardo dalla linea delle strutture sullo sfondo verso il primo piano, dominato da una superficie irregolare e incisa. Questo spazio, segnato da crepe e accumuli di materia, diventa il vero protagonista dell’opera, mentre la piccola figura sulla destra – isolata e quasi marginale – introduce un elemento narrativo carico di ambiguità. La tavolozza cromatica si articola su contrasti tra toni spenti e accensioni improvvise: i grigi, i verdi scuri e i bruni della terra dialogano con i colori più vivaci delle costruzioni e del salvagente, creando una tensione visiva che riflette la discontinuità del ricordo. Il colore, applicato con gesti rapidi e stratificazioni evidenti, costruisce una superficie densa, quasi ferita. Particolarmente significativa è la qualità della materia pittorica, che si fa segno e traccia, evocando residui, detriti, frammenti. Questo trattamento non solo definisce lo spazio, ma suggerisce una dimensione temporale, come se il paesaggio fosse il risultato di un processo di erosione, fisica e mentale. Low Tide in My Memory si configura così come una riflessione sulla memoria come territorio instabile, attraversato da lacune e sovrapposizioni. Un’opera che invita a confrontarsi con ciò che resta, con i segni di un vissuto che non si presenta mai in forma integra, ma emerge attraverso frammenti, tensioni e tracce persistenti.

Sandro Serradifalco

Nell’opera Low Tide in My Memory, l’artista costruisce un paesaggio che si configura come luogo mentale prima ancora che fisico, in cui la dimensione del ricordo si intreccia a una percezione frammentata e instabile dello spazio. La scena, apparentemente riconducibile a un contesto costiero, viene attraversata da una tensione materica che ne altera la leggibilità, trasformandola in una visione sospesa tra realtà e memoria. La composizione si sviluppa secondo un andamento diagonale che conduce lo sguardo dalla linea delle strutture sullo sfondo verso il primo piano, dominato da una superficie irregolare e incisa. Questo spazio, segnato da crepe e accumuli di materia, diventa il vero protagonista dell’opera, mentre la piccola figura sulla destra – isolata e quasi marginale – introduce un elemento narrativo carico di ambiguità. La tavolozza cromatica si articola su contrasti tra toni spenti e accensioni improvvise: i grigi, i verdi scuri e i bruni della terra dialogano con i colori più vivaci delle costruzioni e del salvagente, creando una tensione visiva che riflette la discontinuità del ricordo. Il colore, applicato con gesti rapidi e stratificazioni evidenti, costruisce una superficie densa, quasi ferita. Particolarmente significativa è la qualità della materia pittorica, che si fa segno e traccia, evocando residui, detriti, frammenti. Questo trattamento non solo definisce lo spazio, ma suggerisce una dimensione temporale, come se il paesaggio fosse il risultato di un processo di erosione, fisica e mentale. Low Tide in My Memory si configura così come una riflessione sulla memoria come territorio instabile, attraversato da lacune e sovrapposizioni. Un’opera che invita a confrontarsi con ciò che resta, con i segni di un vissuto che non si presenta mai in forma integra, ma emerge attraverso frammenti, tensioni e tracce persistenti.

Sandro Serradifalco

ROSARIO OLIVA

Low tide in my memory, acrilico su tela, cm 90×90