ROBERTO CAVADINI

Retrogradazione polifonica atonale

Nell’opera “Retrogradazione polifonica atonale” l’artista costruisce una composizione in cui la geometria diventa linguaggio visivo capace di evocare dinamiche musicali e tensioni spaziali. Cerchi, cubi e volumi poligonali si dispongono nello spazio come elementi di una partitura astratta, generando un equilibrio complesso in cui forma e colore si intrecciano secondo un ritmo visivo calibrato. Il grande anello centrale, attraversato da contrasti cromatici intensi, agisce come fulcro della composizione e suggerisce un movimento rotatorio che guida lo sguardo attraverso l’intera struttura.

La superficie è attraversata da sovrapposizioni cromatiche vibranti in cui rossi saturi, blu elettrici e campiture luminose si fondono con effetti di trasparenza e interferenza visiva. Queste variazioni cromatiche producono una sensazione quasi digitale, come se la materia pittorica fosse attraversata da flussi di energia luminosa che destabilizzano la solidità delle forme geometriche. I volumi, pur mantenendo una struttura rigorosa, sembrano oscillare tra presenza fisica e dimensione virtuale, creando una tensione continua tra ordine costruttivo e percezione instabile.

La composizione richiama implicitamente le ricerche dell’astrazione geometrica e del costruttivismo, ma ne rielabora i principi in chiave contemporanea, introducendo una dimensione visiva più dinamica e fluida. Le forme non sono semplici elementi statici: si comportano come moduli di una struttura ritmica, dove ogni figura partecipa a un dialogo visivo che ricorda la sovrapposizione di linee melodiche in una composizione musicale.

In “Retrogradazione polifonica atonale” la geometria si trasforma così in esperienza sensoriale. L’opera diventa una sorta di spazio sonoro tradotto in immagini, dove la tensione tra colore, luce e struttura genera una percezione dinamica capace di coinvolgere lo spettatore in un continuo gioco di equilibrio e dissonanza visiva.

Sandro Serradifalco

Nell’opera “Retrogradazione polifonica atonale” l’artista costruisce una composizione in cui la geometria diventa linguaggio visivo capace di evocare dinamiche musicali e tensioni spaziali. Cerchi, cubi e volumi poligonali si dispongono nello spazio come elementi di una partitura astratta, generando un equilibrio complesso in cui forma e colore si intrecciano secondo un ritmo visivo calibrato. Il grande anello centrale, attraversato da contrasti cromatici intensi, agisce come fulcro della composizione e suggerisce un movimento rotatorio che guida lo sguardo attraverso l’intera struttura.

La superficie è attraversata da sovrapposizioni cromatiche vibranti in cui rossi saturi, blu elettrici e campiture luminose si fondono con effetti di trasparenza e interferenza visiva. Queste variazioni cromatiche producono una sensazione quasi digitale, come se la materia pittorica fosse attraversata da flussi di energia luminosa che destabilizzano la solidità delle forme geometriche. I volumi, pur mantenendo una struttura rigorosa, sembrano oscillare tra presenza fisica e dimensione virtuale, creando una tensione continua tra ordine costruttivo e percezione instabile.

La composizione richiama implicitamente le ricerche dell’astrazione geometrica e del costruttivismo, ma ne rielabora i principi in chiave contemporanea, introducendo una dimensione visiva più dinamica e fluida. Le forme non sono semplici elementi statici: si comportano come moduli di una struttura ritmica, dove ogni figura partecipa a un dialogo visivo che ricorda la sovrapposizione di linee melodiche in una composizione musicale.

In “Retrogradazione polifonica atonale” la geometria si trasforma così in esperienza sensoriale. L’opera diventa una sorta di spazio sonoro tradotto in immagini, dove la tensione tra colore, luce e struttura genera una percezione dinamica capace di coinvolgere lo spettatore in un continuo gioco di equilibrio e dissonanza visiva.

Sandro Serradifalco

ROBERTO CAVADINI

Retrogradazione polifonica atonale