RICHARD JANSSENS

They call me Hamas, olio su tela, cm 30×40
Nell’opera “They call me Hamas” l’artista costruisce un ritratto che si colloca al confine tra rappresentazione figurativa e riflessione simbolica sull’identità e sulla percezione collettiva. Il volto femminile, raffigurato frontalmente e con uno sguardo diretto e stabile, diventa il fulcro della composizione, imponendosi allo spettatore con una presenza silenziosa ma intensa. L’espressione del volto appare composta, quasi sospesa, e suggerisce una dimensione interiore che va oltre la semplice somiglianza fisionomica.
La superficie pittorica, realizzata a olio su tela, rivela una stesura delicata del colore e una particolare attenzione alla modulazione della luce sulla pelle. I toni caldi e rosati del volto emergono dal fondo cromatico uniforme, creando un contrasto morbido che accentua la centralità della figura. Sul piano compositivo, le sottili linee scure che attraversano verticalmente e orizzontalmente l’immagine introducono un elemento grafico che richiama l’idea di coordinate o di mirino, suggerendo una riflessione implicita sul modo in cui l’identità individuale può essere osservata, giudicata o definita dall’esterno.
Questi segni geometrici non interrompono la serenità dello sguardo, ma instaurano una tensione sottile tra l’individualità del soggetto e il sistema di interpretazioni che lo circonda. Il volto rimane saldo e centrale, quasi a rivendicare una propria autonomia rispetto alle etichette o alle definizioni imposte.
In “They call me Hamas” il ritratto si trasforma così in uno spazio di interrogazione critica. L’opera invita lo spettatore a riflettere sul rapporto tra identità personale, rappresentazione e costruzione simbolica del giudizio collettivo, restituendo un’immagine in cui la quiete apparente del volto custodisce una complessa tensione concettuale.
Sandro Serradifalco
Nell’opera “They call me Hamas” l’artista costruisce un ritratto che si colloca al confine tra rappresentazione figurativa e riflessione simbolica sull’identità e sulla percezione collettiva. Il volto femminile, raffigurato frontalmente e con uno sguardo diretto e stabile, diventa il fulcro della composizione, imponendosi allo spettatore con una presenza silenziosa ma intensa. L’espressione del volto appare composta, quasi sospesa, e suggerisce una dimensione interiore che va oltre la semplice somiglianza fisionomica.
La superficie pittorica, realizzata a olio su tela, rivela una stesura delicata del colore e una particolare attenzione alla modulazione della luce sulla pelle. I toni caldi e rosati del volto emergono dal fondo cromatico uniforme, creando un contrasto morbido che accentua la centralità della figura. Sul piano compositivo, le sottili linee scure che attraversano verticalmente e orizzontalmente l’immagine introducono un elemento grafico che richiama l’idea di coordinate o di mirino, suggerendo una riflessione implicita sul modo in cui l’identità individuale può essere osservata, giudicata o definita dall’esterno.
Questi segni geometrici non interrompono la serenità dello sguardo, ma instaurano una tensione sottile tra l’individualità del soggetto e il sistema di interpretazioni che lo circonda. Il volto rimane saldo e centrale, quasi a rivendicare una propria autonomia rispetto alle etichette o alle definizioni imposte.
In “They call me Hamas” il ritratto si trasforma così in uno spazio di interrogazione critica. L’opera invita lo spettatore a riflettere sul rapporto tra identità personale, rappresentazione e costruzione simbolica del giudizio collettivo, restituendo un’immagine in cui la quiete apparente del volto custodisce una complessa tensione concettuale.
Sandro Serradifalco
RICHARD JANSSENS

They call me Hamas, olio su tela, cm 30×40