MICOL TURCO

L’alba delle betulle, acquerello e china su carta 60% cotone, cm 50×70
In L’alba delle betulle, la composizione si affida a una sottrazione consapevole, dove il paesaggio si dissolve in una sequenza ritmica di verticalità leggere e sospese. I tronchi, resi con linee essenziali e quasi timide, scandiscono lo spazio come una partitura silenziosa, mentre le velature dell’acquerello costruiscono un’atmosfera diffusa, più evocata che descritta. La scelta cromatica, giocata su toni caldi e desaturati, introduce una luce interiore che non coincide con un’alba naturalistica, ma con una condizione percettiva: un risveglio lento, fragile, in cui il colore sembra affiorare per stratificazioni minime. In questo contesto, i rami spezzati e inclinati interrompono la regolarità verticale, inserendo una tensione discreta, quasi una memoria di movimento o di frattura. Uno sguardo più esigente potrebbe rilevare il rischio di una eccessiva rarefazione, dove la riduzione degli elementi tende a impoverire la complessità spaziale. Tuttavia, è proprio in questa economia di mezzi che l’opera trova la sua identità, evitando ogni ridondanza e affidandosi a una poetica dell’essenziale. In una lettura alternativa, la foresta si trasforma in un luogo mentale: i tronchi diventano presenze, soglie, forse persino figure. Le macchie rosate, isolate e quasi accidentali, assumono allora un valore perturbante, come tracce di un’emozione che affiora sotto la superficie quieta. Ne deriva un’immagine che non racconta, ma suggerisce, lasciando allo sguardo il compito di completare il senso.
Sandro Serradifalco
In L’alba delle betulle, la composizione si affida a una sottrazione consapevole, dove il paesaggio si dissolve in una sequenza ritmica di verticalità leggere e sospese. I tronchi, resi con linee essenziali e quasi timide, scandiscono lo spazio come una partitura silenziosa, mentre le velature dell’acquerello costruiscono un’atmosfera diffusa, più evocata che descritta. La scelta cromatica, giocata su toni caldi e desaturati, introduce una luce interiore che non coincide con un’alba naturalistica, ma con una condizione percettiva: un risveglio lento, fragile, in cui il colore sembra affiorare per stratificazioni minime. In questo contesto, i rami spezzati e inclinati interrompono la regolarità verticale, inserendo una tensione discreta, quasi una memoria di movimento o di frattura. Uno sguardo più esigente potrebbe rilevare il rischio di una eccessiva rarefazione, dove la riduzione degli elementi tende a impoverire la complessità spaziale. Tuttavia, è proprio in questa economia di mezzi che l’opera trova la sua identità, evitando ogni ridondanza e affidandosi a una poetica dell’essenziale. In una lettura alternativa, la foresta si trasforma in un luogo mentale: i tronchi diventano presenze, soglie, forse persino figure. Le macchie rosate, isolate e quasi accidentali, assumono allora un valore perturbante, come tracce di un’emozione che affiora sotto la superficie quieta. Ne deriva un’immagine che non racconta, ma suggerisce, lasciando allo sguardo il compito di completare il senso.
Sandro Serradifalco
MICOL TURCO

L’alba delle betulle, acquerello e china su carta 60% cotone, cm 50×70