MICHELE AGOSTINELLI

Equadoregno, opera polimaterica, cm 55×70
Nell’opera “EQUADOREGNO” si costruisce una superficie densa e stratificata, in cui la materia diventa protagonista assoluta e si impone come luogo di sedimentazione visiva e simbolica. La pittura si espande oltre il gesto tradizionale, accogliendo elementi eterogenei che trasformano l’immagine in un territorio concreto, quasi archeologico, dove ogni traccia sembra custodire una memoria.La composizione si organizza lungo una linea orizzontale centrale, attraversata da una fascia tessile che taglia lo spazio con decisione, introducendo un elemento di tensione visiva. Questo segno, netto e riconoscibile, si contrappone alla materia circostante, irregolare e caotica, generando un equilibrio instabile tra ordine e disgregazione.Il fondo, ricco di incrostazioni, rilievi e accumuli, restituisce una sensazione di profondità fisica più che prospettica. La superficie appare lavorata, consumata, come se fosse il risultato di un processo lento e stratificato, in cui il tempo diventa parte integrante della costruzione dell’opera. Le scritte emergono come frammenti di realtà, tracce di un contesto geografico e culturale che affiora e si dissolve nella materia. Dal punto di vista cromatico, la dominante dorata e terrosa costruisce un’atmosfera calda e quasi minerale, interrotta da accenti più vivaci che introducono variazioni ritmiche. La luce si riflette sulle superfici irregolari, amplificando la percezione tattile e rendendo la materia viva e cangiante.La presenza del testo, parziale e consumata, apre una riflessione sul rapporto tra linguaggio e immagine: le parole non comunicano in modo diretto, ma si trasformano in segni visivi, perdendo la loro funzione primaria per acquisire un valore evocativo. In “EQUADOREGNO” l’artista costruisce un’opera che si colloca tra pittura e oggetto, tra memoria e materia, restituendo un’immagine che non si offre come rappresentazione, ma come esperienza sensoriale e stratificata, in cui il tempo, il luogo e il gesto convivono in una tensione continua.
Sandro Serradifalco
Nell’opera “EQUADOREGNO” si costruisce una superficie densa e stratificata, in cui la materia diventa protagonista assoluta e si impone come luogo di sedimentazione visiva e simbolica. La pittura si espande oltre il gesto tradizionale, accogliendo elementi eterogenei che trasformano l’immagine in un territorio concreto, quasi archeologico, dove ogni traccia sembra custodire una memoria.La composizione si organizza lungo una linea orizzontale centrale, attraversata da una fascia tessile che taglia lo spazio con decisione, introducendo un elemento di tensione visiva. Questo segno, netto e riconoscibile, si contrappone alla materia circostante, irregolare e caotica, generando un equilibrio instabile tra ordine e disgregazione.Il fondo, ricco di incrostazioni, rilievi e accumuli, restituisce una sensazione di profondità fisica più che prospettica. La superficie appare lavorata, consumata, come se fosse il risultato di un processo lento e stratificato, in cui il tempo diventa parte integrante della costruzione dell’opera. Le scritte emergono come frammenti di realtà, tracce di un contesto geografico e culturale che affiora e si dissolve nella materia. Dal punto di vista cromatico, la dominante dorata e terrosa costruisce un’atmosfera calda e quasi minerale, interrotta da accenti più vivaci che introducono variazioni ritmiche. La luce si riflette sulle superfici irregolari, amplificando la percezione tattile e rendendo la materia viva e cangiante.La presenza del testo, parziale e consumata, apre una riflessione sul rapporto tra linguaggio e immagine: le parole non comunicano in modo diretto, ma si trasformano in segni visivi, perdendo la loro funzione primaria per acquisire un valore evocativo. In “EQUADOREGNO” l’artista costruisce un’opera che si colloca tra pittura e oggetto, tra memoria e materia, restituendo un’immagine che non si offre come rappresentazione, ma come esperienza sensoriale e stratificata, in cui il tempo, il luogo e il gesto convivono in una tensione continua.
Sandro Serradifalco
MICHELE AGOSTINELLI

Equadoregno, opera polimaterica, cm 55×70