MARIA RITA BORDONARO

Fichi d’india, olio su tela, cm 50×40

In questa apparizione sospesa, dove la natura si fa icona e silenzio, il fico d’India si erge come reliquia ardente di una vita che conosce la durezza e tuttavia fiorisce. I frutti, accesi come braci trattenute, vibrano di una luce interiore che non si concede immediatamente, ma si custodisce dietro il velo minuto delle spine, quasi che la dolcezza, per esistere, debba prima imparare a difendersi. Le pale, ampie e solenni, si dispongono come ali terrestri, corpi immobili che trattengono il respiro del tempo, mentre il muro alle spalle — pietra su pietra — diviene fondamento muto, memoria stratificata di un’esistenza che non passa, ma sedimenta. Nulla, qui, è puramente descrittivo: ogni elemento sembra partecipare a un rito lento, a una liturgia della resistenza, in cui la materia si carica di una dignità quasi sacrale. E in questa quiete tesa, dove la luce accarezza e insieme rivela, l’opera si offre come meditazione sul mistero del vivere: un equilibrio sottile tra ferita e nutrimento, tra difesa e dono, dove la bellezza non è concessione immediata, ma conquista silenziosa, maturata nel tempo e custodita, come un segreto, nel cuore stesso della forma.

Sandro Serradifalco

In questa apparizione sospesa, dove la natura si fa icona e silenzio, il fico d’India si erge come reliquia ardente di una vita che conosce la durezza e tuttavia fiorisce. I frutti, accesi come braci trattenute, vibrano di una luce interiore che non si concede immediatamente, ma si custodisce dietro il velo minuto delle spine, quasi che la dolcezza, per esistere, debba prima imparare a difendersi. Le pale, ampie e solenni, si dispongono come ali terrestri, corpi immobili che trattengono il respiro del tempo, mentre il muro alle spalle — pietra su pietra — diviene fondamento muto, memoria stratificata di un’esistenza che non passa, ma sedimenta. Nulla, qui, è puramente descrittivo: ogni elemento sembra partecipare a un rito lento, a una liturgia della resistenza, in cui la materia si carica di una dignità quasi sacrale. E in questa quiete tesa, dove la luce accarezza e insieme rivela, l’opera si offre come meditazione sul mistero del vivere: un equilibrio sottile tra ferita e nutrimento, tra difesa e dono, dove la bellezza non è concessione immediata, ma conquista silenziosa, maturata nel tempo e custodita, come un segreto, nel cuore stesso della forma.

Sandro Serradifalco

MARIA RITA BORDONARO

Fichi d’india, olio su tela, cm 50×40