LUCIA RONCHIERI

Dissolvenza interiore, olio su tela, cm 120×100
Qui la figura emerge come soglia instabile tra presenza e dissolvenza, in un equilibrio che non è mai realmente pacificato. Il volto, diviso nettamente in due registri, mette alla prova un presupposto implicito: che l’identità sia unitaria e leggibile; al contrario, l’opera insiste su una frattura, su una perdita progressiva che si manifesta nella porzione sinistra, dove il segno pittorico si sfalda in una sequenza di interferenze orizzontali, quasi un disturbo visivo che erode la consistenza del reale. Uno sguardo più scettico potrebbe leggere questa soluzione come un espediente ormai codificato — la “glitch identity” come metafora della contemporaneità digitale — ma qui la resa materica, spessa e vibrante, restituisce fisicità a ciò che rischierebbe di rimanere puramente concettuale. La metà destra, invece, si offre con maggiore compattezza: il volto è costruito con decisione, attraversato da linee nervose che si irradiano nei capelli come tracciati energetici, mentre il fondo dorato stabilisce un campo quasi sacrale, che eleva la figura a icona contemporanea. Tuttavia, questa apparente stabilità è solo parziale, perché anche qui il segno resta inquieto, mai definitivamente chiuso. Il contrasto cromatico — il freddo instabile della parte dissolta contro il calore saturo del fondo — non produce sintesi, ma tensione continua. L’opera, quindi, non rappresenta semplicemente una dualità, bensì un processo: la costruzione e la perdita dell’identità come fenomeni simultanei, in cui l’immagine non è mai data una volta per tutte, ma costantemente riscritta e messa in crisi.
Sandro Serradifalco
Qui la figura emerge come soglia instabile tra presenza e dissolvenza, in un equilibrio che non è mai realmente pacificato. Il volto, diviso nettamente in due registri, mette alla prova un presupposto implicito: che l’identità sia unitaria e leggibile; al contrario, l’opera insiste su una frattura, su una perdita progressiva che si manifesta nella porzione sinistra, dove il segno pittorico si sfalda in una sequenza di interferenze orizzontali, quasi un disturbo visivo che erode la consistenza del reale. Uno sguardo più scettico potrebbe leggere questa soluzione come un espediente ormai codificato — la “glitch identity” come metafora della contemporaneità digitale — ma qui la resa materica, spessa e vibrante, restituisce fisicità a ciò che rischierebbe di rimanere puramente concettuale. La metà destra, invece, si offre con maggiore compattezza: il volto è costruito con decisione, attraversato da linee nervose che si irradiano nei capelli come tracciati energetici, mentre il fondo dorato stabilisce un campo quasi sacrale, che eleva la figura a icona contemporanea. Tuttavia, questa apparente stabilità è solo parziale, perché anche qui il segno resta inquieto, mai definitivamente chiuso. Il contrasto cromatico — il freddo instabile della parte dissolta contro il calore saturo del fondo — non produce sintesi, ma tensione continua. L’opera, quindi, non rappresenta semplicemente una dualità, bensì un processo: la costruzione e la perdita dell’identità come fenomeni simultanei, in cui l’immagine non è mai data una volta per tutte, ma costantemente riscritta e messa in crisi.
Sandro Serradifalco
LUCIA RONCHIERI

Dissolvenza interiore, olio su tela, cm 120×100