FRANCESCO BIONDO

LE IDENTITA’ CHE UCCIDONO (Omaggio a Lili Elbe), acrilico, plastica e filo su mdf, cm 100x96x4
Nell’opera Le identità che uccidono (Omaggio a Lili Elbe), l’artista costruisce un dispositivo visivo di forte tensione simbolica, in cui pittura e oggetto dialogano per dar forma a una riflessione complessa sul tema dell’identità e della sua negazione. La superficie dipinta, ampia e apparentemente rarefatta, si contrappone alla presenza concreta e perturbante del piccolo busto sospeso, instaurando un equilibrio instabile tra visibile e rimosso. La composizione si struttura su una dicotomia netta: da un lato, il campo pittorico centrale, attraversato da velature di rosa, bianco e grigi lattiginosi, che suggeriscono una dimensione evanescente e fragile; dall’altro, la fascia scura laterale, compatta e opaca, che accoglie l’elemento plastico, quasi fosse un margine di esclusione o di silenzio. Questo rapporto tra apertura e chiusura genera una tensione spaziale che diventa immediatamente tensione concettuale. La stesura pittorica, volutamente non definita, si articola in pennellate ampie e sovrapposte, che cancellano più che costruire, dando luogo a una superficie che appare continuamente in bilico tra apparizione e dissolvenza. Il colore, privo di contrasti violenti, lavora per sottrazione, evocando una presenza che fatica a stabilizzarsi, come un’identità in cerca di riconoscimento. In questo contesto, il piccolo corpo sospeso assume un ruolo decisivo: la sua scala ridotta, la posizione marginale e la condizione di appensione lo trasformano in un segno di vulnerabilità estrema, ma anche in un elemento di denuncia. Non è un semplice inserto scultoreo, bensì un punto di condensazione simbolica che interrompe il flusso pittorico e obbliga lo sguardo a confrontarsi con una realtà concreta e ineludibile. L’opera si configura così come una meditazione intensa sul rapporto tra identità e violenza, tra visibilità e cancellazione. Un lavoro che non offre soluzioni, ma espone una frattura, invitando lo spettatore a interrogarsi sul peso delle convenzioni e sulle conseguenze, spesso tragiche, della loro imposizione.
Sandro Serradifalco
Nell’opera Le identità che uccidono (Omaggio a Lili Elbe), l’artista costruisce un dispositivo visivo di forte tensione simbolica, in cui pittura e oggetto dialogano per dar forma a una riflessione complessa sul tema dell’identità e della sua negazione. La superficie dipinta, ampia e apparentemente rarefatta, si contrappone alla presenza concreta e perturbante del piccolo busto sospeso, instaurando un equilibrio instabile tra visibile e rimosso. La composizione si struttura su una dicotomia netta: da un lato, il campo pittorico centrale, attraversato da velature di rosa, bianco e grigi lattiginosi, che suggeriscono una dimensione evanescente e fragile; dall’altro, la fascia scura laterale, compatta e opaca, che accoglie l’elemento plastico, quasi fosse un margine di esclusione o di silenzio. Questo rapporto tra apertura e chiusura genera una tensione spaziale che diventa immediatamente tensione concettuale. La stesura pittorica, volutamente non definita, si articola in pennellate ampie e sovrapposte, che cancellano più che costruire, dando luogo a una superficie che appare continuamente in bilico tra apparizione e dissolvenza. Il colore, privo di contrasti violenti, lavora per sottrazione, evocando una presenza che fatica a stabilizzarsi, come un’identità in cerca di riconoscimento. In questo contesto, il piccolo corpo sospeso assume un ruolo decisivo: la sua scala ridotta, la posizione marginale e la condizione di appensione lo trasformano in un segno di vulnerabilità estrema, ma anche in un elemento di denuncia. Non è un semplice inserto scultoreo, bensì un punto di condensazione simbolica che interrompe il flusso pittorico e obbliga lo sguardo a confrontarsi con una realtà concreta e ineludibile. L’opera si configura così come una meditazione intensa sul rapporto tra identità e violenza, tra visibilità e cancellazione. Un lavoro che non offre soluzioni, ma espone una frattura, invitando lo spettatore a interrogarsi sul peso delle convenzioni e sulle conseguenze, spesso tragiche, della loro imposizione.
Sandro Serradifalco
FRANCESCO BIONDO

LE IDENTITA’ CHE UCCIDONO (Omaggio a Lili Elbe), acrilico, plastica e filo su mdf, cm 100x96x4