CATIA BELLATI

Nella scultura proposta, l’artista dà forma a una figura raccolta in sé stessa, colta in un momento di sospensione intima che trascende la semplice rappresentazione anatomica. Il corpo, ripiegato in una postura chiusa e quasi difensiva, diventa dispositivo espressivo attraverso cui si manifesta una condizione interiore di riflessione, vulnerabilità e silenziosa introspezione. La composizione si sviluppa attorno a un equilibrio calibrato tra pieni e vuoti, dove la curvatura delle membra guida lo sguardo lungo un percorso circolare che ritorna costantemente al nucleo emotivo dell’opera: l’abbraccio del corpo su sé stesso. La testa reclinata, priva di tensione teatrale, suggerisce un abbandono controllato, mentre le linee morbide della figura costruiscono una continuità plastica che rafforza la sensazione di chiusura e protezione. Particolarmente significativa è la scelta materica e cromatica: la superficie ceramica, attraversata da una fitta rete di craquelure, introduce una dimensione ulteriore, trasformando la pelle della figura in un campo segnato dal tempo e dall’esperienza. Le venature scure che si insinuano nella materia non sono meri effetti decorativi, ma veri e propri tracciati espressivi che evocano fragilità, memoria e tensione interna. La luce, riflessa dalla finitura smaltata, scivola sulle superfici accentuando le rotondità e i punti di maggiore pressione, contribuendo a restituire una presenza fisica intensa ma al tempo stesso trattenuta. Non vi è alcuna ricerca di idealizzazione, bensì una volontà di aderire a una verità emotiva essenziale. L’opera si configura così come una meditazione sulla condizione umana, sul rapporto tra interiorità e forma, tra protezione e isolamento. Una scultura che non impone una lettura univoca, ma invita a sostare in uno spazio di ascolto, dove la materia si fa veicolo di una riflessione silenziosa e profonda.

Sandro Serradifalco

Nella scultura proposta, l’artista dà forma a una figura raccolta in sé stessa, colta in un momento di sospensione intima che trascende la semplice rappresentazione anatomica. Il corpo, ripiegato in una postura chiusa e quasi difensiva, diventa dispositivo espressivo attraverso cui si manifesta una condizione interiore di riflessione, vulnerabilità e silenziosa introspezione. La composizione si sviluppa attorno a un equilibrio calibrato tra pieni e vuoti, dove la curvatura delle membra guida lo sguardo lungo un percorso circolare che ritorna costantemente al nucleo emotivo dell’opera: l’abbraccio del corpo su sé stesso. La testa reclinata, priva di tensione teatrale, suggerisce un abbandono controllato, mentre le linee morbide della figura costruiscono una continuità plastica che rafforza la sensazione di chiusura e protezione. Particolarmente significativa è la scelta materica e cromatica: la superficie ceramica, attraversata da una fitta rete di craquelure, introduce una dimensione ulteriore, trasformando la pelle della figura in un campo segnato dal tempo e dall’esperienza. Le venature scure che si insinuano nella materia non sono meri effetti decorativi, ma veri e propri tracciati espressivi che evocano fragilità, memoria e tensione interna. La luce, riflessa dalla finitura smaltata, scivola sulle superfici accentuando le rotondità e i punti di maggiore pressione, contribuendo a restituire una presenza fisica intensa ma al tempo stesso trattenuta. Non vi è alcuna ricerca di idealizzazione, bensì una volontà di aderire a una verità emotiva essenziale. L’opera si configura così come una meditazione sulla condizione umana, sul rapporto tra interiorità e forma, tra protezione e isolamento. Una scultura che non impone una lettura univoca, ma invita a sostare in uno spazio di ascolto, dove la materia si fa veicolo di una riflessione silenziosa e profonda.

Sandro Serradifalco

CATIA BELLATI