BLASCO MARIA PATRICOLO

Silenzio di calce (pietre e memoria), Acrilico e pasta strutturale su tela, cm 40×50
Nell’opera “Silenzio di calce (pietre e memoria)” l’artista costruisce una visione urbana sospesa tra realtà architettonica e trasfigurazione emotiva, in cui il paesaggio di tetti, cupole e facciate si trasforma in una sorta di memoria pittorica stratificata. Al centro della composizione emerge la grande cupola, elemento dominante che organizza l’intero impianto visivo e funge da perno simbolico attorno al quale si dispongono le geometrie delle abitazioni. Le case, ridotte a volumi essenziali e compatti, si sovrappongono come blocchi di luce e materia, creando un tessuto urbano compatto che richiama le architetture dei centri mediterranei, dove la densità delle costruzioni diventa racconto di storia e di comunità.La superficie pittorica, realizzata con acrilico e pasta strutturale su tela, rivela una materia vibrante e granulosa che amplifica la percezione tattile dell’immagine. Le superfici sembrano quasi erose dal tempo, come se la pittura custodisse tracce di intonaci antichi, muri scaldati dal sole e pietre consumate dalla memoria. Il colore gioca un ruolo fondamentale nella costruzione dell’atmosfera: i gialli caldi e luminosi dominano la scena, evocando la luce intensa delle città meridionali, mentre improvvise presenze di blu e verdi intervengono come contrappunti cromatici che suggeriscono ombra, profondità e vibrazione atmosferica. La composizione si sviluppa secondo una struttura quasi cubica, dove i volumi architettonici si intersecano in una successione di piani che guidano lo sguardo verso la cupola centrale e verso lo sfondo cromatico, attraversato da colature e velature verticali che alludono a una dimensione temporale più che descrittiva. In questo paesaggio non vi è presenza umana visibile, e proprio questa assenza amplifica la sensazione di silenzio evocata dal titolo: le case sembrano custodire storie, voci e presenze invisibili, trasformando l’architettura in un deposito di memoria collettiva.
In “Silenzio di calce (pietre e memoria)” la città non è semplicemente rappresentata, ma reinterpretata come spazio interiore. La pittura diventa così un luogo di sedimentazione emotiva, dove luce, materia e struttura architettonica si fondono per restituire l’immagine di un paesaggio che appartiene tanto alla geografia quanto al ricordo.
Sandro Serradifalco
Nell’opera “Silenzio di calce (pietre e memoria)” l’artista costruisce una visione urbana sospesa tra realtà architettonica e trasfigurazione emotiva, in cui il paesaggio di tetti, cupole e facciate si trasforma in una sorta di memoria pittorica stratificata. Al centro della composizione emerge la grande cupola, elemento dominante che organizza l’intero impianto visivo e funge da perno simbolico attorno al quale si dispongono le geometrie delle abitazioni. Le case, ridotte a volumi essenziali e compatti, si sovrappongono come blocchi di luce e materia, creando un tessuto urbano compatto che richiama le architetture dei centri mediterranei, dove la densità delle costruzioni diventa racconto di storia e di comunità.La superficie pittorica, realizzata con acrilico e pasta strutturale su tela, rivela una materia vibrante e granulosa che amplifica la percezione tattile dell’immagine. Le superfici sembrano quasi erose dal tempo, come se la pittura custodisse tracce di intonaci antichi, muri scaldati dal sole e pietre consumate dalla memoria. Il colore gioca un ruolo fondamentale nella costruzione dell’atmosfera: i gialli caldi e luminosi dominano la scena, evocando la luce intensa delle città meridionali, mentre improvvise presenze di blu e verdi intervengono come contrappunti cromatici che suggeriscono ombra, profondità e vibrazione atmosferica. La composizione si sviluppa secondo una struttura quasi cubica, dove i volumi architettonici si intersecano in una successione di piani che guidano lo sguardo verso la cupola centrale e verso lo sfondo cromatico, attraversato da colature e velature verticali che alludono a una dimensione temporale più che descrittiva. In questo paesaggio non vi è presenza umana visibile, e proprio questa assenza amplifica la sensazione di silenzio evocata dal titolo: le case sembrano custodire storie, voci e presenze invisibili, trasformando l’architettura in un deposito di memoria collettiva.
In “Silenzio di calce (pietre e memoria)” la città non è semplicemente rappresentata, ma reinterpretata come spazio interiore. La pittura diventa così un luogo di sedimentazione emotiva, dove luce, materia e struttura architettonica si fondono per restituire l’immagine di un paesaggio che appartiene tanto alla geografia quanto al ricordo.
Sandro Serradifalco
BLASCO MARIA PATRICOLO

Silenzio di calce (pietre e memoria), Acrilico e pasta strutturale su tela, cm 40×50