ANTONIETTA MARROCCOLI

Frammenti di memoria, tecnica mista su tela, cm 40×50
L’opera si presenta come una costruzione stratificata in cui la materia assume un ruolo primario, trasformando la superficie in un campo di tensione tra presenza e dissolvenza. Le garze applicate, sospese tra copertura e rivelazione, non funzionano semplicemente come elementi formali, ma instaurano un dialogo sottile con ciò che celano, suggerendo una dimensione di memoria fragile, quasi medicata. La composizione si articola per blocchi cromatici terrosi — ocra, bruni, accenti rossastri — che emergono e si ritirano sotto la trama tessile, generando un ritmo visivo fatto di interruzioni e continuità. Non vi è un centro dominante: lo sguardo è costretto a muoversi lateralmente, attraversando una superficie che si comporta più come un palinsesto che come un’immagine unitaria. Uno sguardo più analitico potrebbe osservare come l’uso della garza, ormai ampiamente esplorato nell’arte contemporanea, rischi una certa prevedibilità simbolica, associata a temi di cura, ferita o tempo. Tuttavia, qui tale scelta acquista una coerenza specifica nella relazione con la struttura compositiva: non è un semplice inserto, ma una vera e propria trama che modula la percezione, rallentandola. In una lettura alternativa, l’opera può essere interpretata come una riflessione sulla costruzione dell’immagine stessa: ciò che vediamo non è mai pienamente accessibile, ma filtrato, mediato, trattenuto. La pittura si sottrae alla chiarezza per offrirsi come esperienza tattile e visiva insieme, in cui il senso non si impone, ma affiora gradualmente, come attraverso un velo.
Sandro Serradifalco
L’opera si presenta come una costruzione stratificata in cui la materia assume un ruolo primario, trasformando la superficie in un campo di tensione tra presenza e dissolvenza. Le garze applicate, sospese tra copertura e rivelazione, non funzionano semplicemente come elementi formali, ma instaurano un dialogo sottile con ciò che celano, suggerendo una dimensione di memoria fragile, quasi medicata. La composizione si articola per blocchi cromatici terrosi — ocra, bruni, accenti rossastri — che emergono e si ritirano sotto la trama tessile, generando un ritmo visivo fatto di interruzioni e continuità. Non vi è un centro dominante: lo sguardo è costretto a muoversi lateralmente, attraversando una superficie che si comporta più come un palinsesto che come un’immagine unitaria. Uno sguardo più analitico potrebbe osservare come l’uso della garza, ormai ampiamente esplorato nell’arte contemporanea, rischi una certa prevedibilità simbolica, associata a temi di cura, ferita o tempo. Tuttavia, qui tale scelta acquista una coerenza specifica nella relazione con la struttura compositiva: non è un semplice inserto, ma una vera e propria trama che modula la percezione, rallentandola. In una lettura alternativa, l’opera può essere interpretata come una riflessione sulla costruzione dell’immagine stessa: ciò che vediamo non è mai pienamente accessibile, ma filtrato, mediato, trattenuto. La pittura si sottrae alla chiarezza per offrirsi come esperienza tattile e visiva insieme, in cui il senso non si impone, ma affiora gradualmente, come attraverso un velo.
Sandro Serradifalco
ANTONIETTA MARROCCOLI

Frammenti di memoria, tecnica mista su tela, cm 40×50