ANTONIETTA CONTINI

Riflesso
Nell’opera Riflesso, l’artista costruisce una figura che emerge e al tempo stesso si dissolve nello spazio pittorico, dando forma a una presenza sospesa tra corporeità e percezione interiore. Il corpo femminile, colto in una posa raccolta e introspettiva, non si offre come immagine definita, ma come traccia sensibile, attraversata da segni che ne suggeriscono più l’essenza che il contorno. La composizione si sviluppa secondo un andamento curvilineo che accompagna il profilo della figura, creando un flusso visivo continuo che conduce lo sguardo lungo le linee del dorso e delle membra. Le forme non sono chiuse, ma aperte e permeabili, lasciando che il fondo partecipi attivamente alla costruzione dell’immagine, in un dialogo costante tra presenza e assenza. La tavolozza cromatica si articola in una gamma di toni morbidi e stratificati, in cui azzurri, verdi, ocra e leggere accensioni rosate si intrecciano senza rigidità. Il colore, steso con pennellate libere e talvolta frammentate, costruisce volumi attraverso sovrapposizioni e trasparenze, generando una vibrazione interna che restituisce vitalità alla figura pur nella sua apparente quiete. Particolarmente significativa è la qualità del segno: incisivo ma non definitivo, capace di suggerire tensioni anatomiche senza mai irrigidirle. Le linee scure che attraversano la figura agiscono come strutture portanti, mentre le campiture più leggere dissolvono i margini, creando un equilibrio sottile tra costruzione e perdita. Riflesso si configura così come una meditazione sulla percezione di sé, sul rapporto tra identità e immagine, tra ciò che si mostra e ciò che rimane trattenuto. Un’opera che invita a uno sguardo lento, capace di cogliere le sfumature di una presenza che non si impone, ma si rivela progressivamente nella sua fragile intensità.
Sandro Serradifalco
Nell’opera Riflesso, l’artista costruisce una figura che emerge e al tempo stesso si dissolve nello spazio pittorico, dando forma a una presenza sospesa tra corporeità e percezione interiore. Il corpo femminile, colto in una posa raccolta e introspettiva, non si offre come immagine definita, ma come traccia sensibile, attraversata da segni che ne suggeriscono più l’essenza che il contorno. La composizione si sviluppa secondo un andamento curvilineo che accompagna il profilo della figura, creando un flusso visivo continuo che conduce lo sguardo lungo le linee del dorso e delle membra. Le forme non sono chiuse, ma aperte e permeabili, lasciando che il fondo partecipi attivamente alla costruzione dell’immagine, in un dialogo costante tra presenza e assenza. La tavolozza cromatica si articola in una gamma di toni morbidi e stratificati, in cui azzurri, verdi, ocra e leggere accensioni rosate si intrecciano senza rigidità. Il colore, steso con pennellate libere e talvolta frammentate, costruisce volumi attraverso sovrapposizioni e trasparenze, generando una vibrazione interna che restituisce vitalità alla figura pur nella sua apparente quiete. Particolarmente significativa è la qualità del segno: incisivo ma non definitivo, capace di suggerire tensioni anatomiche senza mai irrigidirle. Le linee scure che attraversano la figura agiscono come strutture portanti, mentre le campiture più leggere dissolvono i margini, creando un equilibrio sottile tra costruzione e perdita. Riflesso si configura così come una meditazione sulla percezione di sé, sul rapporto tra identità e immagine, tra ciò che si mostra e ciò che rimane trattenuto. Un’opera che invita a uno sguardo lento, capace di cogliere le sfumature di una presenza che non si impone, ma si rivela progressivamente nella sua fragile intensità.
Sandro Serradifalco
ANTONIETTA CONTINI

Riflesso