ALESSANDRO PELLEGRINI

Rinascita, ossidazione dei metalli, graffio a punta secca, applicazione foglia d’oro e di rame, cm 67×50
Nell’opera Rinascita, la materia diviene protagonista assoluta di un processo espressivo che trascende la mera rappresentazione per configurarsi come evento trasformativo. Al centro della composizione emerge una forma ambigua e potentemente evocativa, sospesa tra organicità e visione simbolica: una presenza che richiama al contempo un volto primordiale, una creatura arcaica o una germinazione in atto. La superficie, lavorata attraverso ossidazioni, graffi e stratificazioni, costruisce un campo visivo denso e vibrante, in cui il tempo sembra depositarsi sotto forma di traccia. Il segno inciso, ottenuto con la punta secca, non è mai decorativo, ma agisce come gesto di scavo, come volontà di portare alla luce ciò che giace sotto la superficie. In questo senso, la materia non è neutra, ma memoria attiva, corpo che registra e restituisce. L’intervento della foglia d’oro e di rame introduce una dialettica luminosa che attraversa l’opera: la luce non è uniforme, ma affiora, si concentra, si dissolve, generando una tensione continua tra opacità e riflesso. Questa vibrazione luminosa amplifica il senso di emersione, come se la forma centrale stesse letteralmente affiorando da un processo di trasformazione chimica e simbolica. La composizione si struttura così come un campo di forze, in cui centro e periferia dialogano senza gerarchie rigide. Il fondo, ricco di variazioni cromatiche e materiche, non è semplice supporto, ma parte integrante del processo generativo dell’immagine. Rinascita si configura, dunque, come una riflessione sulla trasformazione: non una rinascita intesa come ritorno a uno stato originario, ma come passaggio, mutazione, attraversamento della materia e del tempo. Un’opera in cui il gesto artistico si fa atto alchemico, capace di trasformare la materia in visione e la superficie in esperienza sensibile.
Sandro Serradifalco
Nell’opera Rinascita, la materia diviene protagonista assoluta di un processo espressivo che trascende la mera rappresentazione per configurarsi come evento trasformativo. Al centro della composizione emerge una forma ambigua e potentemente evocativa, sospesa tra organicità e visione simbolica: una presenza che richiama al contempo un volto primordiale, una creatura arcaica o una germinazione in atto. La superficie, lavorata attraverso ossidazioni, graffi e stratificazioni, costruisce un campo visivo denso e vibrante, in cui il tempo sembra depositarsi sotto forma di traccia. Il segno inciso, ottenuto con la punta secca, non è mai decorativo, ma agisce come gesto di scavo, come volontà di portare alla luce ciò che giace sotto la superficie. In questo senso, la materia non è neutra, ma memoria attiva, corpo che registra e restituisce. L’intervento della foglia d’oro e di rame introduce una dialettica luminosa che attraversa l’opera: la luce non è uniforme, ma affiora, si concentra, si dissolve, generando una tensione continua tra opacità e riflesso. Questa vibrazione luminosa amplifica il senso di emersione, come se la forma centrale stesse letteralmente affiorando da un processo di trasformazione chimica e simbolica. La composizione si struttura così come un campo di forze, in cui centro e periferia dialogano senza gerarchie rigide. Il fondo, ricco di variazioni cromatiche e materiche, non è semplice supporto, ma parte integrante del processo generativo dell’immagine. Rinascita si configura, dunque, come una riflessione sulla trasformazione: non una rinascita intesa come ritorno a uno stato originario, ma come passaggio, mutazione, attraversamento della materia e del tempo. Un’opera in cui il gesto artistico si fa atto alchemico, capace di trasformare la materia in visione e la superficie in esperienza sensibile.
Sandro Serradifalco
ALESSANDRO PELLEGRINI

Rinascita, ossidazione dei metalli, graffio a punta secca, applicazione foglia d’oro e di rame, cm 67×50